Zanzara Tigre Aedes albopictus

Informazioni generali sulla zanzara tigre

La zanzara tigre (Aedes albopictus) è oggi una delle specie invasive più diffuse e problematiche in Italia. Originaria del Sud-Est asiatico, è arrivata nel nostro Paese intorno al 1990 attraverso il commercio internazionale di pneumatici usati e piante ornamentali. In pochi decenni si è adattata perfettamente ai contesti urbani italiani, diventando una presenza stabile e quotidiana, soprattutto nei centri abitati.

Dal punto di vista morfologico è facilmente riconoscibile: corpo nero con striature bianche su zampe, addome e capo e una caratteristica striscia bianca longitudinale sul dorso, elemento che la distingue da altre zanzare invasive simili come Aedes koreicus e Aedes japonicus.

Origine e diffusione in Italia

Dopo le prime segnalazioni a Genova, la zanzara tigre si è diffusa rapidamente su tutto il territorio nazionale. Oggi è presente nella quasi totalità delle regioni italiane, dalle aree costiere alle zone collinari e urbane. In regioni come Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Lazio, l’infestazione è diventata strutturale, con densità elevate durante i mesi estivi.

La sua espansione è favorita dal trasporto passivo delle uova, capaci di sopravvivere per mesi in ambienti secchi e freddi, e dalla facilità con cui trova siti di riproduzione nelle città.

Ciclo biologico della zanzara tigre

Il ciclo vitale della zanzara tigre comprende quattro stadi: uovo, larva, pupa e adulto. In condizioni favorevoli (temperature intorno ai 25 °C), l’intero ciclo può completarsi in 6–8 giorni.

Le femmine depongono le uova appena sopra il livello dell’acqua in piccoli contenitori. Le uova sono estremamente resistenti: possono sopravvivere alla siccità, all’inverno e a temperature fino a -10 °C. Dopo la schiusa, le larve si sviluppano rapidamente in acqua stagnante. Le femmine adulte vivono mediamente 3–4 settimane e pungono più volte nel corso della loro vita.

Attività stagionale e comportamento

Alle nostre latitudini la zanzara tigre è attiva da aprile a ottobre, con picchi tra luglio e settembre. In alcune aree urbane particolarmente miti può rimanere attiva anche più a lungo.

È una zanzara diurna, aggressiva e fortemente antropofila: punge soprattutto l’uomo, spesso a piedi e caviglie. Vive e si ripara nella vegetazione bassa (siepi, arbusti, erba alta), ma non è raro trovarla anche all’interno delle abitazioni.

Habitat: dove si riproduce la zanzara tigre

Aedes albopictus non colonizza grandi specchi d’acqua, ma piccolissime raccolte d’acqua stagnante, spesso di origine artificiale:

  • sottovasi e annaffiatoi
  • secchi, bidoni, barattoli
  • tombini e caditoie
  • grondaie ostruite
  • pneumatici usati
  • piscinette e contenitori in disuso

Per questo motivo, giardini privati, terrazzi e cortili rappresentano i principali focolai larvali.

Rischio sanitario e malattie trasmesse

Oltre al forte fastidio causato dalle punture, la zanzara tigre rappresenta un rischio sanitario concreto. È un vettore competente di diversi virus, tra cui Dengue, Chikungunya, Zika e Febbre Gialla.

In Italia si sono già verificati focolai autoctoni: nel 2007 in Emilia-Romagna, nel 2017 nel Lazio e in Calabria, nel 2020 in Veneto e più recentemente nel 2023 con casi di Dengue in Veneto, Lombardia e Lazio. Questi eventi dimostrano come la presenza massiccia della zanzara tigre possa favorire la trasmissione locale di virus importati.

Perché la zanzara tigre è un problema nazionale

La zanzara tigre non è più eradicabile. La sua capacità di adattamento, la riproduzione rapida e la diffusione urbana la rendono una criticità, soprattutto nelle aree densamente abitate. La prevenzione passa in gran parte dai comportamenti quotidiani dei cittadini: eliminare i ristagni d’acqua è ancora oggi l’azione più efficace per ridurne la presenza.

FAQ – Domande frequenti sulla zanzara tigre

La zanzara tigre punge anche di notte?
Sì, soprattutto in presenza di luce artificiale, anche se è principalmente attiva di giorno.
Perché vola basso e si muove vicino al suolo, dove trova più facilmente pelle scoperta.

In piccoli contenitori con acqua stagnante, soprattutto in giardini e terrazzi privati.

Sì, sono stati documentati diversi casi di trasmissione autoctona di Dengue e Chikungunya.
No, ma è possibile ridurne fortemente la presenza con prevenzione costante e controllo dei focolai.

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